Il concept di Progetto Ustica

Alle 20.08 del 27 giugno 1980 un DC9 Itavia decolla, con quasi due ore di ritardo accumulate dai servizi precedenti, dall’aeroporto di Bologna diretto a Palermo. A bordo ci sono settantasette passeggeri e quattro membri dell’equipaggio.

In quegli anni sul mar Tirreno la NATO è molto attiva. Diversi testimoni a terra assistono a passaggi di caccia militari, questa cosa è nota, la stampa ne parla, anche se non è dato sapere se si tratti di esercitazioni o di altre attività militari, magari più importanti e rischiose.

Alle 20.58 del 27 giugno 1980 il comandante del DC9 Itavia annuncia il suo avvicinamento a Palermo alla torre di controllo di Roma Ciampino. È l’ultima comunicazione dell’aereo. La mattina dopo, alcuni pezzi dell’aereo e diversi cadaveri affiorano dal mare. Non ci sono sopravvissuti.

Dopo due diversi recuperi del relitto fra il 1987 e il 1991, l’attività politica, i processi, le perizie hanno dovuto fronteggiare enormi difficoltà per conquistare alcune verità nel mare d’ombra che circonda la tragedia. Chi si è distinto in questa ricerca è l’Associazione Parenti delle Vittime della Strage di Ustica e gli ingegneri Algostino, Pent e Vadacchino, che, con la loro perizia di parte civile, hanno dato un’interpretazione convincente dei fatti.

La sera del 27 giugno 1980 sui cieli italiani c’è stato un atto di guerra non dichiarato, un’operazione militare di intercettamento che ha abbattuto per errore il DC9 Itavia uccidendo ottantuno civili.