La ricerca per progetto Ustica #2: le ipotesi

Una delle fasi più importanti della ricerca per Progetto Ustica ha riguardato la ricostruzione del momento della rottura in volo dell’aereo: quello che abbiamo chiamato “Il momento in cui successe”.

Sin dalle prime inchieste, basate sui tracciati radar dei vari siti di rilevamento incontrati dal DC9 nel suo percorso e sui ritrovamenti delle vittime in mare, sono emerse indicazioni nette sulla presenza di altri velivoli nella area dell’evento. Nel tempo prendono forma tuttavia quattro ipotesi ben distinte:

  • la quasi collisione con un velivolo non identificato presente nello scenario;
  • il cedimento strutturale del DC9, usurato dagli anni di servizio;
  • la presenza di una bomba a bordo, molto sponsorizzata in ambienti governativi e che avrebbe inevitabilmente addossato le colpe a gruppi estremisti politicizzati;
  • l’impatto del DC9 con un missile lanciato, per errore, da un aereo militare non identificato.

Le perizie svolte a ridosso dell’evento escludono le prime due ipotesi ma non possono pronunciarsi sulle altre due, la bomba a bordo e il missile, poiché il relitto del DC9 non è stato recuperato. Dopo un’altra commissione d’inchiesta e altre perizie, oltre al recupero del relitto avvenuto nel 1987, emergono degli strani “buchi” nei tracciati radar e nelle comunicazioni. È di fatto impossibile ricostruire con assoluta certezza gli eventi, tuttavia è chiaro che queste mancanze non sono casuali ma sono il frutto di un piano di insabbiamento.

Nel 1990 un’altra istruttoria, condotta dal giudice Priore indaga proprio su questa ipotesi e, dopo quasi dieci anni, arriva a chiedere il rinvio a giudizio diversi generali, ufficiali e sottoufficiali dell’aeronautica militare, colpevoli della manomissione delle prove al fine di mantenere segreta una misteriosa operazione militare che ha incrociato la rotta del DC9 solo perché questi era in ritardo di due ore circa.

Ripercorrendo la storia peritale delle quattro interpretazioni, Priore propende infine per la quarta ipotesi, la presenza di un missile esploso all’altezza della prua destra della fusoliera del DC9. Secondo lo scenario presentato dagli ingegneri Algostino, Pent e Vadacchino per l’Associazione dei parenti delle vittime della strage di Ustica: tale ipotesi è formulata secondo il metodo dell’albero delle probabilità: “se nel dovere scegliere tra varie ipotesi si riesce ad escluderle tutte ad eccetto di una, quest’ultima ha un grado di certezza equivalente a quello che si sarebbe avuto nel caso che essa fosse stata dimostrata direttamente” e va quindi accettata come la più verosimile.

La conclusione del giudice Priore è ciò da cui siamo partiti per il nostro lavoro di ricerca su Progetto Ustica: “è stata spezzata la vita a 81 cittadini innocenti con un’azione, che è stata propriamente atto di guerra, guerra di fatto e non dichiarata, operazione di polizia internazionale coperta contro il nostro Paese, di cui sono stati violati i confini e i diritti. Nessuno ha dato la minima spiegazione di quanto è avvenuto”.